Cristina Vonzun

Biden e il valore della democrazia

Quello che in queste ultime settimane è accaduto negli Stati Uniti non può lasciare indifferenti. Aprire le porte -anche solo parzialmente- alla messa in discussione della democrazia, significa di fatto imboccare una strada che può condurre al totalitarismo. È questo il nocciolo del problema che si è consumato in questi ultimi anni e giorni decisivi dell’America trumpiana. Il discorso pronunciato poche ore fa dal nuovo presidente Biden è emblematico di una situazione da sanare: se da un lato Biden ha insistito sull’unità del Paese e sull’apertura dell’America al mondo, (perché nessuno è un’isola) dall’altro il neo presidente ha ampiamente messo in guardia contro il martellante uso propagandistico e divisorio della menzogna. Non si tratta da parte sua di moralismo, ma di difesa alta della democrazia come possibilità equa per tutti di espressione e crescita. Senza democrazia non si va da nessuna parte, la storia lo insegna. Nella democrazia puoi non essere d’accordo con la maggioranza, ma hai la garanzia di dibattere civilmente con argomenti, perché questa possibilità è consentita, legittimata, promossa e difesa dalle istituzioni. Ma quando questa garanzia di libertà viene minata oppure quando si fa uso massiccio di menzogne per attaccare sistematicamente chi pensa diversamente al fine solo di delegittimarlo, il pericolo è di scadere in forme di dittatura. Se guardiamo alla storia dell’Europa dello scorso secolo, vediamo dove ha portato il risultato dell’uso della menzogna anche nella forma della propaganda. La menzogna è nemica della verità. Ma si può essere liberi senza verità? Lasciamo rispondere Primo Levi, lo scrittore italiano di origine ebraica, sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Auschwitz: «Ogni tempo – scrive Primo Levi- ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti». (Tratto da Un passato che credevamo non dovesse tornare più, in: Corriere della sera, 8 maggio 1974). Levi ci vuole solo ricordare che all’erosione progressiva della democrazia c’è come conseguenza solo il peggio. La gravità di aver legittimato consapevolmente nel Paese che si vuole paladino della democrazia, la strada che porta a questo peggio, purtroppo è l’eredità più triste che il trumpismo lascia dietro di sè, un’eredità pericolosa con cui l’America, da oggi, dovrà purtroppo fare ancora i conti. Ma un pericolo che fa dire ancora di più quanto alto sia il valore della democrazia come garanzia di libertà.

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La piazza del Campidoglio a Washington durante la cerimonia del giuramento del 46esimo presidente degli Stati Uniti
20 Gennaio 2021 | 23:05
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