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Benedici


Col passare del tempo, cambia anche il linguaggio. Non tanto il lessico letterale, che rimane più o meno sempre lo stesso. Chi vuole scrivere in italiano sa che i termini sono quelli. Ma cambia il gergo, la lingua parlata, cambiano i modi di dire. C’è un modo di dire del passato che oggi si usa poco, ma che era abbastanza simpatico. Quando qualcuno voleva togliersi di torno una persona pesante che non riusciva più a sopportare diceva “ma va a farti benedire”.

Davvero interessante questa espressione: “Farti benedire”. Da un po’ di tempo c’è un proliferare di benedizioni, perché ci sono delle persone che ne sono affamate, alcune a ragion veduta, altre in modo un po’ esagerato, danno quasi più importanza alla benedizione che alla vita sacramentale.

Ma cosa vuol dire benedire e chi può benedire?. Beh, benedire se lo spogliamo da un certo valore magico, significa “dire bene”, augurare il bene, invocare il bene in nome di Dio. Con la bella espressione: “Che Dio ti benedica!” In questo senso, all’inizio dell’anno, è molto bello dare e ricevere benedizioni.
Quindi piuttosto che mandare qualcuno a farsi benedire, usando dunque questo termine in modo ironico, cerchiamo con sincerità di cuore di benedire. Non è un compito riservato ai preti, ma tutti lo possiamo fare con la dovuta maniera. Innanzi tutto, impara a dire bene degli altri e a non dire male. È questo il primo modo di benedire. Il secondo consiste nell’augurare il bene, perché le persone a cui ti rivolgi possano trovare il loro vero bene, possano stare bene, possano ricevere bene. Benedici i tuoi genitori, i tuoi fratelli, i tuoi amici, i tuoi figli, coloro che più ne hanno bisogno. E se proprio sei un tipo tosto, benedici anche chi ti fa il male. Il terzo modo è quello di benedire il Signore, perché grande il suo amore per noi. Benedicilo ogni giorno e ringrazialo per tutti i suoi doni. Nella scrittura e in altri testi della Chiesa trovi delle preghiere bellissime di benedizione, riscoprine qualcuna.

Ti lascio con due versetti dell’inno cristologico della lettera agli efesini che è una meraviglia da gustare e imparare a memoria.

“Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità.” Ef 1, 4-5

Sia questo il mio augurio per il nuovo anno appena iniziato. Un invito a benedire nostro Signore perché in Cristo ci ha chiamati a essere santi, cioè felici per sempre. E una benedizione per te, lettore di questo blog, perché tu possa esserlo davvero: un santo felice.

Don Marco Dania

Don Marco Dania, è parroco nella chiesa di san Nicolao della Flüe a Lugano Besso. Nato nel 1956, cresciuto nello scautismo dove ha rivestito il ruolo di capo di diverse unità ed ha scoperto la propria vocazione, è prete dal 1997. Ha conseguito il dottorato in teologia, presso l’Università del Laterano a Roma con una tesi sulla danza sacra. Ha insegnato educazione fisica e sport dal 1978 al 2011. Con diverse generazioni di giovani ha partecipato a 7 GMG, l’ultima delle quali a Cracovia.

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