Cristina Vonzun

«Beati i costruttori di pace»: gesti significativi in Ticino e nel mondo

«Nella Bibbia il profeta Geremia ricorda che Dio ha per noi «progetti di pace e non di sventura, per conceder[ci] un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11). Non dobbiamo perciò temere di fare spazio alla pace nella nostra vita, coltivando il dialogo e la fraternità tra di noi. La pace è un bene «contagioso», che si propaga dal cuore di quanti la desiderano e ambiscono a viverla, raggiungendo il mondo intero». Queste sono le parole conclusive del discorso che papa Francesco ha rivolto questa settimana agli ambasciatori di tutti i Paesi del mondo accreditati presso la Santa Sede.

Un testo articolato nel quale Bergoglio ha affrontato con parole molto chiare temi come i vaccini, facendo presente la «responsabilità nella cura della nostra salute, che si traduce anche nel rispetto per la salute di chi è vicino», il diritto al vaccino anche in tutti quei Paesi del mondo povero dove per ora è solo un sogno; i migranti «spesso trasformati in arma di ricatto politico, in una sorta di «merce di contrattazione» che priva le persone della dignità» e il cambiamento climatico. Lapidaria la conclusione:

«La questione migratoria, come anche la pandemia e il cambiamento climatico, mostrano chiaramente che nessuno si può salvare da sé, ossia che le grandi sfide del nostro tempo sono tutte globali».

Sfide appunto. Oggi le derive culturali del capitalismo ci fanno credere che il mio benessere vale sempre di più di quello altrui. Ma la realtà ci richiama: dalla pandemia ai cambiamenti climatici, se non ci riappropriamo di un’affermazione del bene comune, non come opposto al bene individuale, ma come perfezionamento e condivisione dello stesso, alla fine non andiamo da nessuna parte.
L’altro tema: i migranti. Oggi (pg. 2 di Catholica e questa sera a Strada Regina su RSILa1 alle 18,35) raccogliamo la voce di uno dei giornalisti più esperti nel campo delle migrazioni, Nello Scavo, collega di Avvenire, noto per aver condotto inchieste che gli hanno procurato anche minacce dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Nello Scavo racconta la situazione al confine tra Bielorussia e Polonia dove vivono all’agghiaccio non decine di migliaia ma -inizialmente- solo alcune migliaia di poveri sventurati, ridotte oggi ad alcune centinaia. Tra loro vi sono gruppi di profughi al freddo nei boschi mentre altri sono stati trasferiti in angusti magazzini in Bielorussia. Molte sono famiglie con bimbi. Eppure qualcuno li soccorre, «le lanterne verdi», persone che non temono, come dice il Papa, «di fare spazio» nella propria vita alla pace, persone che hanno capito che «siamo tutti sulla stessa barca».

In Ticino – in questi giorni – il vescovo Lazzeri e numerosi altri non hanno girato lo sguardo e nel nome dei diritti umani che corrispondono ad una delle più significative concretizzazioni della pace, hanno risposto positivamente all’appello per la giovane etiope India, da 10 anni in Ticino e che rischia il rimpatrio forzato (pg. 4 di Catholica).

Il Papa ha ripetuto più volte nel suo messaggio due parole chiavi: «dialogo» e «fraternità». Non in modo astratto. L’antica sapienza delle religioni e del Vangelo ci suggerisce un metodo: Gesù chiede ad ognuno, lì dove è, con i suoi talenti – a partire dal contesto in cui si trova – di portare frutto. Condividere speranza, vita, solidarietà, gesti di pace e fratellanza – quando possibile – è l’unica via per rispondere non in astratto, ma a partire da dove siamo, alle grandi sfide di oggi, che sono sia globali che locali. In fondo siamo «tutti sulla stessa barca».

Cristina Vonzun

15 Gennaio 2022 | 05:24
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