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Babbo bambino o Gesù Natale?


Di Don Emanuele Di Marco

Provocatoria, la domanda. Non è semplice ironia su un annoso problema, per taluni “dibattito”. Sembra che sul ring si voglia proprio mettere Babbo Natale contro Gesù bambino. Chi porta infatti i regali? Il simpatico ma goffo barbuto vestito di rosso oppure il Figlio di Dio, che ci affascina con la sua discreta ma fondamentale presenza nel presepe?
Abbiamo sostenitori dall’una e dall’altra parte. I primi, sono coloro che desiderano una forma di “poesia”, per i propri figli: un uomo anziano, generoso, paffuto e con poteri magici, che si preoccupa – non si sa come – di riuscire a portare ad ogni bambino del mondo un regalo, nella notte di Natale. L’altro, è innegabilmente esistito, tuttavia non si sa per quale motivo sia stato relegato a distributore di doni nella notte di quello che, in fondo, è il suo compleanno. Suoi sostenitori sono solitamente i genitori più ferventi nella fede cristiana: vedono di cattivo occhio il babbo, ammiccano però volentieri alla favola di Gesù postino.
Sebbene non si abbia qui il desiderio di esaurire la discussione sul tema, mi preme presentare alcune considerazioni. Penso infatti che non debba esserci lotta tra un essere immaginario (ma con fondamenti storici) e una persona realmente esistita (ma con un contesto completamente immaginario). Nel senso: Babbo Natale non è esistito, è la discutibile copia di S. Nicola di Bari, vescovo generoso del III secolo. Una figura inventata che però compie azioni vere, quelle di S. Nicolao, che si è premurato di portare aiuto ai poveri ed ai disagiato, donando serenità e gioia in una vita non sempre facile. Gesù invece è esistito (ed esiste), ma nel discorso dei regali gli diamo un ruolo che non gli è proprio. Lo limitiamo ad essere un portatore di regali. In entrambi i casi, si costruisce un’illusione altamente dannosa per i nostri bambini. Il problema non è la fantasia, la narrazione, i personaggi ideali: assolutamente. Sono elementi importantissimi e fondamentali per la crescita. Il dubbio, invece, è che questi personaggi non li lasciamo nel ruolo di esseri fantastici (di fantasia).
Creiamo infatti il ponte tra la fantasia e la realtà, facendoli entrare nelle vite dei bambini. Sono figure che diventano determinanti per le loro scelte ed i loro cammini. Sì, perché è uno di loro che deciderà se il bimbo è stato bravo o no. Li si esaspera nel credere in queste due figure (Babbo o Bambinello), ponendo il cibo per loro fuori dalla finestra, nel mandare a letto presto i bambini per non avere il rischio di incontrarli mentre arrivano, li facciamo guardare fuori dalla finestra immaginando le loro slitte sopra i tetti.
Tutto questo poi verrà violentemente distrutto. I bambini diventeranno quindi oggetto di derisione dei compagni, si renderanno conto che era tutta una messinscena. Dall’illusione alla delusione. Bambini che hanno improntato la loro fede in Gesù in quella fase… e che la perderanno in fretta. Persino la psicologia è molto scettica sul valore di queste costruzioni di immagini fantastiche influenti sul reale… presto demolite!
La via che proponiamo è diversa. E si richiama alla verità: non Babbo Natale, non Gesù che porta i doni. I regali li portano papà e mamma, i fratelli, le sorelli, i nonni; gli amici o i compagni di scuola. Sono loro che hanno preso l’iniziativa di andare a cercare un regalo per te. Ti hanno pensato, hanno riflettuto su cosa ti piace. Hanno dedicato tempo e risorse per te, perché ti vogliono bene. Questo è il vero senso del dono che dobbiamo recuperare. Gesù stesso, lui che è Dio (e che quindi non possiamo relegarlo al ruolo di fattorino natalizio) ha ricevuto dei doni. Lui è il dono più grande, e siccome ne siamo felici, desideriamo condividere questa gioia anche con gli altri, con le persone care.
Vivendo così le feste natalizie i nostri bambini saranno felici di ricevere un dono, non rimarranno mai delusi per un violento disincanto che porterà solo sfiducia. Allora, diamoci da fare, affinché questo Natale sia la vera possibilità di vivere la vera nascita: il miracolo di un Dio che viene a stare fra noi, e ci mette tutti d’accordo!

Don Emanuele di Marco

Nato a Lugano nel 1982, dopo la maturità cantonale ha ottenuto il Bachelor of Arts in Primary Education e la Licenza di docente nella Scuola primaria (ASP – Locarno 2005); ha conseguito inoltre il Baccellierato in Teologia (2010) e la Licenza in Teologia Dogmatica (2011) presso la FTL. Nel 2014 ha acquisito il titolo di Dottore in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, Città del Vaticano. Nel medesimo anno si è diplomato formatore presso l’Istituto San Pietro Favre della Pontificia Università Gregoriana, Roma. Nel 2015 la sua tesi di dottorato è stata premiata dalla Fondazione Aenania a Monaco di Baviera con il Pelkhovenpreis 2015.

Ordinato presbitero della Diocesi di Lugano nel 2011, è stato vice cappellano della Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano dal 2011 al 2014. Attualmente è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Lugano, Direttore dell’Oratorio di Lugano, Cappellano della Protezione Civile di Lugano, Assistente dell'Azione Cattolica Ragazzi, Professore incaricato presso la Facoltà di Teologia di Lugano, dal 1 settembre 2017 è Cerimoniere Vescovile e Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Lugano.

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