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Apriti


L’imperativo per la nostra riflessione di oggi lo traggo dal vangelo di domenica scorsa, che ti riassumo brevemente.
Gesù si trova nella zona pagana della decàpoli e gli portano un sordomuto. Egli lo prende in disparte, gli tocca gli orecchi e la lingua e gli sussurra: “Effatà”, che vuol dire: “Apriti”. E subito il sordomuto inizia ad ascoltare e a parlare.
Quanto Gesù compie in questa circostanza è ripreso durante la celebrazione del battesimo. Toccando gli orecchi e la bocca del battezzato, il sacerdote ripete la parola di Cristo “apriti” e aggiunge: “Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre. Un invito quindi all’ascolto e alla lode”.
Questo imperativo ha dunque una grande forza, la forza della parola di Gesù che fa nuove tutte le cose, che apre tutti i nostri sensi alla vita dello Spirito.
Quanto bisogno abbiamo ancora di aprirci. Di aprire la nostra mente, di aprire il nostro cuore, di aprirci agli altri, e soprattutto di aprirci a Dio. Quando ho effettuato per la prima volta la benedizione delle case nella mia parrocchia, ho lanciato questo slogan: “apri la porta di casa e apri la porta del cuore!” Nella nostra società, infatti, siamo più esperti in serrature e in porte blindate, piuttosto che nel tendere la mano e nell’accogliere il fratello, nell’aprirci agli altri.
Cerchiamo di plasmare il nostro carattere vincendo ogni chiusura, essendo pieni di vita, capaci di comunicare, di stabilire relazioni, con tutto il nostro essere.
Purtroppo invece oggi, molte persone, soprattutto alcuni adolescenti si chiudono in loro stessi, rifiutano i rapporti reali, per rifugiarsi in quelli virtuali. È un problema abbastanza diffuso che può sfociare in una patologia quella degli hikikomori, malattia nata in Giappone e ormai diffusa anche da noi in Europa, che si manifesta in tanti ragazzi con l’autoreclusione. Si rifiutano di affrontare il mondo e si rinchiudono nella loro stanza, per mesi e anche per anni. Disagi della nostra epoca.
Capisci, allora, quanto sia importante essere persone aperte che aiutano gli altri ad aprirsi. Gesù è così: un uomo totalmente aperto che aiuta ad aprirsi. Non ha timore di toccarti, di sussurrarti all’orecchio, di stabilire con te una relazione intima, per aiutarti a venire fuori da te stesso e aprirti all’infinito, a Lui che è il Dio vivente. Dico a te perciò: “Apriti!”

Don Marco Dania

Don Marco Dania, è parroco nella chiesa di san Nicolao della Flüe a Lugano Besso. Nato nel 1956, cresciuto nello scautismo dove ha rivestito il ruolo di capo di diverse unità ed ha scoperto la propria vocazione, è prete dal 1997. Ha conseguito il dottorato in teologia, presso l’Università del Laterano a Roma con una tesi sulla danza sacra. Ha insegnato educazione fisica e sport dal 1978 al 2011. Con diverse generazioni di giovani ha partecipato a 7 GMG, l’ultima delle quali a Cracovia.

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