Federico Anzini

Anche in famiglia «condannati al dialogo»

«Oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca». Con questa espressione Papa Francesco ha definito l’attuale circostanza storica che stiamo vivendo. A questo cambiamento d’epoca non si sottrae la famiglia al centro dell’attenzione pastorale di Papa Bergoglio. Infatti anche a conclusione del suo recente viaggio in Georgia ha affermato: «Bisogna fare di tutto per salvare il matrimonio. […] Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato. […] Oggi c’è una guerra mondiale per distruggerlo». Ma non con le armi ma con colonizzazioni ideologiche. Una di queste è la teoria del gender che appiattisce la bellezza della differenza sessuale. «Bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche» ha tuonato Francesco.

«Ma è normale che nel matrimonio si litighi? Sì è normale – ha osservato il Pontefice -. Succede! Certe volte volano i piatti. Ma se è vero amore, lì si fa la pace subito. Io consiglio sempre agli sposi: litigate quanto volete, ma non finite la giornata senza fare la pace». Nella coppia è facile irrigidirsi e creare dei muri. Talvolta è un meccanismo di difesa ma che non porta lontano. Al tentativo di innalzare muri si può contrapporre soltanto il dialogo. «Dialogo è comunicare la propria vita personale ad altre vite personali: dialogo è condividere l’esistenza degli altri nella propria esistenza» diceva don Giussani. Spesso si confonde il dialogo con la dialettica. Quest’ultima in realtà è uno scontro. Ognuno difende la sua posizione. Invece l’amore nel matrimonio è riconoscere propria moglie, marito, figlio/a come un dono, un bene per se. Cosa possiamo fare allora se non condividere nell’incontro e nel dialogo instancabile quello che ci è stato donato? Parafrasando una frase del Card. Tauran: anche in famiglia siamo «condannati al dialogo».

6 Ottobre 2016 | 05:02
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