Cristina Vonzun

Alex Zanardi: «la disabilità come lezione di umanità»

Papa Francesco ha scritto una lettera a Alex Zanardi, il campione paraolimpico che in queste ore lotta tra la vita e la morte in un letto di ospedale, a seguito del tremendo incidente di sabato 20 giugno. Alex, forza di vita allo stato puro, in queste ore è nel cuore di tantissimi sportivi e dello stesso mondo dello sport. Basta guardare la prima (bellissima) pagina che oggi, 24 giugno, gli ha dedicato la Gazzetta dello sport. Don Marco Pozza, prete di Padova e conduttore televisivo, amico di Alex, ha commentato così la lettera di Francesco: «Zanardi ha preso la disabilità e l’ha messa al centro dello sport».

 Mettere la disabilità al centro dello sport è un messaggio che va oltre la «pia» idea di integrazione, quella del «poverini fanno sport anche loro», per aprire la riflessione sul valore della dimensione delle discipline sportive e del soggetto umano in generale. Chi fa agonismo lo sa benissimo: basta onestamente esamina le tabelle di allenamento di altissimo livello che gli atleti paraolimpici seguono e ci si rende conto della loro performance. Non meno però nello sport amatoriale. Come? Facciamo un esempio: le principali dimensioni, quantitative e qualitative dello sport, sono forza, rapidità, fiducia in sé stessi, resistenza, motivazione, coordinazione, concentrazione, tattica. Sono solo dei normodotati? No, assolutamente: chi fa ciclismo con la handbike e chi corre il Tour de France, chi fa i 100 metri con due gambe e chi compie la stessa distanza magari con la protesi, chi nuota in un modo, chi in un altro, tutti seguono gli stessi criteri di allenamento e affrontano e perfezionano le stesse dimensioni qualitative e quantitative dello sport.

Ma basta questo? La presenza della disabilità al centro dello sport manda un altro forte messaggio: fa della cosiddetta disabilità «una lezione di umanità», come ha scritto Francesco ad Alex, fuori da ogni inutile e deviante discorso pietistico. Lezione di cosa? Sicuramente – lo abbiamo detto per lo sport- di forza, determinazione, rapidità, fiducia in sé stessi, resistenza, motivazione, coordinazione, concentrazione, tattica e via dicendo. Ma, badate bene, non conquistate una volta sola, ma almeno «due volte». E già questo ci dice chi dovrebbe stare sul gradino più alto del podio sportivo, senza dimenticare che lo stesso discorso vale – e Zanardi lo ha sempre ricordato- nella vita di tutti i giorni, dove queste virtù conquistate nello sport vengono nuovamente messe a dura prova e dove il podio della vita, in una società dove i criteri di selezione sono spesso altri, è quasi più difficile da conquistare per chi è considerato «fragile», rispetto a quello sportivo.

La Gazzetta dello Sport del 24 giugno dedica la prima, la seconda e la terza pagina alla lettera del Papa a Zanardi.
24 Giugno 2020 | 20:32
alex zanardi (2), Papa (1123)
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