Corinne Zaugg

A Sachseln una mostra dedicata a Dorothee: madre, sposa e «manager»

Non è l’«anno di Dorothee Wyss», la moglie di Bruder Niklaus, ma tra Sachsel, il Flüeli Ranft e…Roma, si stanno muovendo diverse cose intorno a lei.

A Sachseln, il bel villaggio sulle sponde del lago di Sarnen, nel canton Obwalden, dalla fine di marzo e fino al primo di novembre, al Museo «Bruder Klaus», a Dorothee è stata dedicata una mostra. Mentre al primo e al secondo piano il visitatore può ripercorrere la vicenda di Niklaus, il piano interrato e l’ultimo piano sono dedicati, in questi mesi, alla figura della moglie del Santo. Pannelli – purtroppo solo in tedesco – portano il visitatore a scoprire questa donna che fu madre di dieci figli, di cui solo sei raggiunsero l’età adulta, di questa contadina analfabeta capace di amministrare e contribuire al benessere di una delle più grandi aziende agricole della zona, di questa moglie di un uomo che i contemporanei veneravano già come un santo. Fu – si legge su un pannello – «una delle più note figure femminili del tardo medioevo». Una ragazza andata sposa a 14, forse a 16 anni, ad un uomo che aveva il doppio dei suoi anni e che, nel corso della sua vita, dovette imparare a confrontarsi con cambiamenti repentini e sfide inimmaginate. A mano a mano che si prosegue nella visita, si è portati a immergersi nell’universo di Dorothee: non solo di lei, ma delle donne contadine del medioevo di cui lei fa parte, seppur appartenendo ad una famiglia agiata.

In un tempo in cui la mortalità infantile era intorno al 30%, anche Dorothee attraversa il dolore della perdita. Solo sei dei suoi 10 figli raggiungono l’età adulta. Di loro si sa che tre figlie sposarono contadini agiati della zona; il figlio più giovane, Niklaus, studiò filosofia a Parigi e più tardi divenne prete, mentre Walter e Hans, i due più grandi intrapresero la carriera militare, formando in privato giovani militari, che poi proponevano ai vari duchi come milizia mercenaria. La mostra fa vedere anche come la percezione di Dorothee sia cambiata nel tempo: mentre nel XV-XVI secolo venne venerata come una donna che agì indipendentemente a fianco dell’amato eremita, nel XVII secolo si iniziò a
rappresentarla come la donna che si sacrificò per il marito e che fu abbandonata insieme ai suoi 10 figli. Qual è la visione corretta? C’è bisogno di immagini nuove per coglierla nella sua verità? Sì. E la visione che oggi la mostra di lei veicola è quella di una donna che nella sua vita ha saputo trovare un equilibrio tra «trattenere» e «lasciar andare», tra «sorreggere» e «proteggere», tra libertà e prossimità: «Dorothee – si legge sempre su un pannello – ci insegna a lasciar andare chi amiamo e nel contempo a non cessare di procedere consapevolmente su quella che è la nostra strada».

Ai piedi della sua statua realizzata da Rolf Brem davanti alla chiesa parrocchiale di Sachsel, non mancano mai fiori freschi, a testimonianza di quanto ancora oggi, sia sentita viva e vicina dalla gente. Mentre a Sachseln la sua storia viene riletta in questo modo, su al Ranft, dove la coppia visse, da qualche mese viene proposta (anche in italiano) una visita guidata sui passi e suoi luoghi di Dorothee. La richiesta, infine, di poter venerare non solo Niklaus ma la coppia Niklaus-Dorothee, sembra abbia raggiunto anche Roma, dove sembra sia stata sottoposta direttamente a papa Francesco.

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